Il passato è andato, lascia andare

Il passato non tornerà. Siamo in continuo mutamento

Un maestro Zen ha detto “Trovo tremendo che la persona che ho qui davanti a me impedisca a se stessa di stare bene nel presente perché vuole la felicità appassita in un passato che non tornerà”

Nel Buddismo si dice che non puoi trovare la pace se non smetti di voler essere la persona che eri un tempo.

Questa sembra essere quasi una banalità, abbastanza semplice da rifuggire. Nonostante questo, io una cosa del genere l’ho provata dopo l’incidente. 

Mi ritrovavo ospite di un corpo che non sentivo mio e anelavo con tutto me stesso essere la persona che ero stato essenzialmente solo perché la mia mente, come quella di tutti credo, idealizzava il me del passato. Quando ti ricordi i “bei momenti andati” apparentemente finisci per non ricordarti i momenti brutti del passato, le sofferenze e gli insuccessi. Sembra quasi che il passato che hai vissuto sia stato completamente depurato da tutti i malesseri, da tutte le delusioni che ti sei trovato a vivere in passato.

Io ero Luca, io ero una persona socialmente di successo, io ero una persona che aveva avuto mille successi a costellare una vita piena e poliedrica. Io, io, io…

Già, io. E cos’ero io adesso? Non lo sapevo e il non esserne a conoscenza mi spaventava incredibilmente.
Ho vissuto, ed in parte sto ancora vivendo il desiderio di tornare ciò che ero, ciò che è passato e non tornerà mai più.

In questa mia “seconda” vita credo, grazie alle esperienze che ho vissuto, di esser riuscito a fare un piccolo salto. Credo di fare un’esperienza totale e piena, anche se ancora non credo di aver fatto totalmente mia questa cosa del presente. Non riesco ad essere sempre dimentico del passato (quasi sempre) o del futuro (purtroppo ancora troppe poche volte). 

Questa nuova consapevolezza mi sta insegnando che “io” è puro ego e che quindi non va sempre e necessariamente innalzato. Mi sta insegnando che non tornerò mai ad essere lo “strafigo del Brenta” (almeno nella mia mente) che ero e che va bene così.

Sono e sarò sempre Luca, sbaglierò o meno in molti casi però, quando pienamente autentico il risultato del mio comportamento sarà relativo se non indifferente.
Così potrò lavorare al compimento del mio compito animico che non è “essere d’aiuto all’altro” come finora ho pensato. Lo dico perché mi viene il dubbio che il mio compito animico forse possa essere più autoreferenziale. Il bene io non devo portarlo fuori (all’altro) ma dentro (a me). Questa consapevolezza trasforma il mio compito in un “sii felice” e così facendo realizzerò anche la preghiera di mia madre; quella che ha mandato in India durante il mio risveglio e convalescenza, Non ha chiesto possibilità di alcun tipo per me, era come se il modo le fosse indifferente. L’unica cosa che ha chiesto è stata: Fa che sia felice”. Con questa conoscenza, non farò altro che lavorare con maggior impegno alla realizzazione di questo desiderio.

La felicità è possibile dunque mi applicherò per scoprirla in me.

A te, capita mai di soffrire inseguendo il passato o di spaventarti ipotizzando ipotetici futuri? Se ti fa piacere entriamo in contatto, parliamone. Credo che l’incontro sarà una crescita per entrambi, la mia mail è avoltenellavita@gmail.it . Se ti è piaciuto ciò che hai letto puoi trovare anche altri scritti al link: https://lucastel.it/avoltenellavita/ 

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