Quatto chiacchiere a caso …? – Michele

A caso, o no?

Questa rubrica si sta ancora formando. Ho fatto mio un mantra che spesso mi ripeto: “Prima spara, poi mira”.
Per questo, adesso sto sparando. Ogni volta che lavoro su un’intervista mi accorgo di possibili migliorie. In un certo senso, questa rubrica è come la vita stessa: il miglioramento è sempre possibile vista l’inarrivabilità della perfezione, proprio come nella vita, nello spazio in cui è sempre possibile la crescita personale.
Solo la morte potrà mettervi fine.

In quest’intervista ho toccato vari spunti con Michele. Abbiamo parlato di come reagisce quando gli capitano cose inaspettate, di come si relaziona con le cose inaspettate, di quanto umano possa dimostrarsi in questo aspetto. Poi siamo persino arrivati a parlare del senso della vita; Michele lo ripone nella felicità, sia quella altrui che la sua, mentre per me il senso della vita, della mia vita, è quello di fungere da facilitatore per l’altro. Il mio senso della vita si risolve nell’essere una persona che “apre le finestre”.

Abbiamo concluso questa intervista con una sorta di sunto delle precedenti. Siamo passati ad analizzare il modo personale di relazionarsi con le relazioni che riesce a vedere come tossiche. Michele ha approfittato di questo spazio per notificarmi una cosa della quale posso dirmi entusiasta: mi ha detto che in questo momento il problema della tossicità nelle relazioni sentimentali proprio non si pone perché sta vivendo una relazione che lo appaga totalmente. Dal mio punto di vista, la ricerca dell’appagamento personale è una conditio sine qua non per raggiungere la felicità.

Concludendo, tutte e tre le domande sembrano collegarsi. In modi apparentemente diversi, hanno contribuito a mostrare Michele a tutto tondo. Partendo da come reagisce alle sorprese, passando all’analisi di come questo possa influenzare il suo stesso senso della vita, per finire, come in un movimento tipicamente hegeliano di tesi-antitesi-sintesi, a ragionare sul se sia in grado di riconoscere e poi a come reagisce a una relazione tossica.


Questa rubrica, in continua evoluzione, riflette la natura fluida e dinamica della vita stessa. Il mantra “Prima spara, poi mira” incarna l’idea che l’azione, anche imperfetta, è necessaria per il progresso e l’apprendimento. Ogni intervista, ogni scambio, è un’opportunità per affinare non solo la rubrica, ma anche la comprensione della natura umana.

Michele ci ha mostrato che la vita è piena di sorprese e che la nostra reazione a queste sorprese è ciò che ci definisce. La sua prospettiva sul senso della vita, incentrata sulla felicità, risuona profondamente con l’idea che la nostra esistenza è arricchita dalle nostre interazioni e dal nostro contributo al benessere altrui. Il mio ruolo di “apritore di finestre” è quello di facilitare questo processo di scoperta e connessione.

La discussione sulle relazioni tossiche e l’importanza di riconoscerle è un promemoria del fatto che la consapevolezza di sé e delle proprie relazioni è cruciale per la crescita personale. La capacità di Michele di trovare appagamento in una relazione sana è un esempio di come la ricerca della felicità personale possa portare a una vita più soddisfacente e armoniosa.

In definitiva, queste interviste, con le loro domande apparentemente casuali, rivelano il profondo intreccio delle esperienze umane. Ogni risposta, ogni riflessione, è un passo verso una comprensione più profonda di noi stessi e degli altri, in un viaggio continuo di miglioramento e crescita.

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