Cookie Policy Rebirthing - Un racconto vero • Luca Stel

Il rebirthing mi ha fatto fare il passo decisivo?

Ho provato da poco una tipologia di breathwork, di respirazione olotropica, il rebirthing. Mi ha prodotto delle esperienze delle quali inconsapevolmente sentivo il bisogno. Un’idea mi coglie all’improvviso. Rebirthing si traduce come rinascita ed io considero la mia un’effettiva rinascita.

Cos’è il rebirthing?

Online ho trovato questa definizione di Rebirthing: “Il Rebirthing è un metodo naturale, olistico, che può permetterci di liberare il respiro, il più diretto legame con la nostra energia vitale, ma non solo, può permetterci di allentare le tensioni; siano queste fisiche e/o emotive, e ciò per ottenere immediati benefici ad ogni livello: fisico, emotivo e mentale” da questo articolo,
Continuando un po’ a spulciare la rete ho individuato il sito della persona che ha guidato la mia esperienza, Paola Bezzo e più di qualche articolo relativo al suo maestro,  Dott. Filippo Falzoni Gallerani.

Resoconto esperienza

In realtà mi sono avvicinato alla seduta avendo già chiaro all’incirca il funzionamento della pratica perché l’avevo già sperimentata in autonomia senza però ultimare l’esperienza perché dicono che in solitaria e, per la prima volta, possa essere un’esperienza che definirei impegnativa.

Non eravamo in molti, eravamo i 5 partecipanti e la persona che guidava il tutto. 

Gli occhi si sono chiusi, la musica tribale e rituale ha riempito la stanza, il rumore dei respiri si è innalzato e anche io ho iniziato.

Dentro fuori, dentro fuori, senza pause. L’aria compiva il suo percorso, la lingua stava a contatto col palato per evitare che la bocca si seccasse. La salivazione mi infastidiva, dopo l’incidente deglutire non è ancora così automatico per me quindi sono passato ad una respirazione nasale.

Respiravo e respiravo eppure niente sembrava accadere. Le estremità mi si erano intorpidite, credevo quello fosse il segnale principe ma non accadeva nulla. Poi eccolo, non lo sapevo ma quel gong avrebbe identificato l’inizio: gong.

L’incidente

Mi avevano già detto che, raggiunto un certo punto, avresti continuato a respirare come se fosse il respiro a respirare te. Non avevo capito. Non credevo fosse una cosa possibile e invece proprio questo stava accadendo. Il gong mi ha permesso di allentare momentaneamente la presa ed è stato in quel momento che il mio inconscio ha preso il sopravvento. Ho sentito per intero la forza del rebirthing su di me.

Ho iniziato a sentire delle sensazioni strane ai piedi, alle ginocchia. Ero immobile eppure sentivo come se il mio corpo urtasse contro qualcosa.
Ho realizzato in fretta. Stavo rivivendo l’incidente. Ricordo il dolore, premonitore, di quando ho perso il controllo, ricordo l’effetto dello scontro con l’albero, ricordo i denti che si stampavano alla massima potenza sul volante facendoli quasi cadere.

Ho vissuto decimi di secondo in quelli che mi sono sembrati minuti, ero in un luogo fuori dal tempo; poi la musica si è quietata.

Il coma

Le estremità delle braccia erano interamente intorpidite. La musica era molto rilassante, giusta per accompagnarmi nel “riposo del guerriero” eppure tale riposo non era completo. Sentivo il braccio destro totalmente immobilizzato, chiuso ed immobilizzato, come è accaduto 3 mesi nella realtà, le mani non riuscivo in nessun modo a tenerle completamente aperte, i nervi combattevano strenuamente nel tentativo, che stava riuscendo, di tenerle chiuse.

Ero quasi tornato pienamente padrone del mio corpo, iniziavo a riuscire a comandarlo. La musica si era quasi completamente calmata. Ho aperto gli occhi, Paola mi si è avvicinata e, di cuore, le ho dato un abbraccio vero, sentito. Avevo il bisogno di farlo.

 

Conclusioni

Non sapevo se credere in questa esperienza, lo ammetto. Il Luca-dubitante è sempre molto forte in me… Ad ora la mia credenza non è ancora completa, dovrò fare ancora qualche esperienza in merito prima di poter certificare consapevolmente la cosa però oggi ha già un peso molto maggiore rispetto al passato.

Parlando sinceramente, non so bene cosa mi vuol dire questa esperienza però finalmente ce l’ho fatta. Ho messo una spunta nella lunga lista to do della mia vita! Sono consapevole che sono più “completo”. Sarà un’esperienza trascurabile ai tuoi occhi ma non per me. 

Io la ritengo una chiave di volta; assieme alla spinta propositiva che sento dentro, dopo un momento di buio assoluto. Ora mi sento finalmente forte a sufficienza da accogliere, senza affrontare, il mondo e la vita tutta.

Credo che il punto di svolta sia proprio lì: accogliere, non affrontare.

3 Commenti

  1. Lia

    Ciao Luca
    Ogni esperienza che ci accoglie e ci fa avvicinare alla delicatezza delle fragilità per mostrarci cosa ci porta a essere ciò che siamo e basta. Penso sia un abbraccio verso moi stessi.
    Buon percorso di vita

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  2. Marco

    Molto intenso. Grazie di aver condiviso questa esperienza.

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    • LucaStel

      Grazie a te di aver lasciato un commento. Desidero, attraverso l’analisi personale, riuscire a lasciare qualcosa, anche un semplice punto di vista, all’altro.

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