Cookie Policy Sentirsi divini pur restando uomini • Luca Stel

Sentire dentro il divino pur restando uomini

Sentire il divino dentro, si può e non ci si deve vergognare

Siamo della sostanza di dio

Citerò nuovamente qualche passaggio che avevo già nominato dall’opera: Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch, “la convinzione di essere fino a tal punto meno meravigliosi di quello che siete?” e anche “Noi SIAMO la stessa sostanza!”.

Riportando queste due citazioni voglio rifarmi al fatto per cui io non sento il terrore di dire: “Io, mi sento dio”. 

Voglio chiarire sin da subito, io non mi disegno come superiore alla comunità in quanto extra-umano; credo che al mio pari ognuno abbia la possibilità di partecipare della scintilla divina e, soprattutto, di saperla riconoscere!

In molti passaggi del testo “Dio” stesso ha detto a noi uomini: “Noi SIAMO la stessa sostanza!”. A questo proposito credo che un’accettazione della propria situazione, credo che il dire di sì alla propria divinità interna sia una delle cose più sane che possiamo fare.
Farlo ci sottopone al giudizio, spesso negativo degli altri? Può essere, anzi sicuramente lo è perché la gente tende ad invidiare e a denigrare la leggerezza che una simile accettazione comporta però desidera ardentemente che tale situazione possa rivelarsi anche a loro. Nonostante ciò però ne hanno contemporaneamente paura.

Paura di cosa vi chiederete.
Paura  perché non pensano di essere sufficientemente forti da sostenere gli sguardi scandalizzati che le  persone hanno quando sentono che tu ti credi dio. Molti ti prenderanno per pazzo, altri per un esaltato egocentrico che ha perso la consapevolezza del limite però credo che non sia questo il caso.

Parlo innanzitutto a livello personale. Io non mi reputo in nulla superiore, meglio, rispetto alle altre persone. Sono semplicemente diverso e nella mia diversità ho capito che sentire e accettare la mia parte divina è cosa buona e giusta.

Questo passaggio non mi esenterà sicuramente dallo sbagliare, dal commettere molti errori. Lo so che l’essere divino non presuppone l’esistenza dell’errore; il punto è che il mio sentirmi dio mi permette di non sentirmi Dio. Quella lettera minuscola credo possa rappresentare il fulcro del mio pensiero.

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