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Roberto Potocniak – Ti amo per ciò che mi fai provare –

 

Riflettiamo sull’amore e sull’attaccamento

Leggete ciò che segue, vi chiedo se vi siete mai interrogati in questi termini sull’amore?
Personalmente sì e nonostante mi reputi decisamente ego-riferito, questo non mi impedisce di raggiungere le vette dell’amore vero. Raggiungimento che non sarà costante, almeno inizialmente; questo perché l’attaccamento emozionale-sessuale perdura. Nonostante questo, qualche volta, mi molla e vivo la purezza del sentimento.

Voi che ne pensate al riguardo?

Ti amo per ciò che mi fai provare.

L’attaccamento nasce perché non sappiamo amare, e in primis, perché non amiamo noi stessi, secondariamente, perché amiamo le nostre emozioni più di ogni altra cosa e non le persone di per se stesse, noi amiamo le emozioni e le sensazioni che certe persone riescono a suscitare in noi.

Qui nasce l’attaccamento.

Noi le reputiamo responsabili, piacevolmente responsabili, per il fatto che riescono a generare in noi le emozioni che reputiamo maggiormente piacevoli e desiderabili.

Noi percepiamo gli altri come dei generatori di emozioni.

Di fatto…

Siamo innamorati delle nostre stesse emozioni e non delle persone.

E quando la persona in questione, quella che ci interessa, non è con noi, ecco che utilizziamo la nostra immaginazione e memoria per richiamare alla mente tutte le situazioni piacevoli… pur di rivivere virtualmente ancora ed ancora le stesse emozioni che abbiamo provato durante i nostri ultimi incontri: AUTO-EMOZIONI.

Noi amiamo le nostre emozioni, non le persone.

Questa la chiamo identificazione emozionale.

Noi siamo attratti meccanicamente dalle persone che hanno il potere di suscitare in noi delle intense e profonde sensazioni/emozioni, che non è amore, ma infatuazione.

Per amare, per riuscire ad amare veramente, questa è una strada molto lunga da percorrere.

Osserva…

Si perde l’amore, che è uno stato di coscienza, a causa del nostro attaccamento emozionale, il bisogno di eccitazione.

L’amore è simile alla morte dove non c’è nessun “io“ e nessun “tu” ma solo l’amore come stato di coscienza unificante dove si perde gradualmente il senso del proprio “io”.

Accade l’amore dove non c’è nessun “io“ che vuole o che pretende un qualcosa…

L’amore dissolve i confini dell’io.

La ricerca di emozioni, di eccitazione e di auto-emozioni invece, tende a solidificare l’io sempre più… da qui il conflitto quando uno smetterà di prestarsi al gioco di essere usato come un generatore di emozioni per mantenere sempre alta la soglia di eccitazione.

Conclusione…

Nell’amore l’ego diminuisce mentre nelle auto emozioni aumenta sempre più. 

Roberto Potocniak

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